
«Posso esaminare la tua arma?» chiese affabilmente il visitatore al carabiniere più vicino. Tese la mano per prenderla. Il tutore dell’ordine si tirò indietro. Vornan si mosse con incredibile rapidità e strappò la sferza dalla mano del carabiniere. L’afferrò per l’estremità attiva, ed avrebbe dovuto ricevere una scarica quasi letale, ma inspiegabilmente non successe nulla. Il tutore dell’ordine restò lì a bocca aperta, mentre Vornan studiava la sferza, attivandola con disinvoltura e passando la mano lungo l’asta metallica per sentire l’effetto che produceva. I carabinieri arretrarono, facendosi con fervore il segno della Croce.
Horst Klein irruppe tra le file della falange in rotta e si gettò ai piedi di Vornan. «Tu vieni davvero dal futuro, no?»
«Ma certo.»
«E come ci riesci… a toccare la sferza?»
«Queste forze così blande possono venire assorbite e trasformate,» disse Vornan. «Voi non avete ancora adottato i rituali dell’energia?»
Il ragazzo tedesco scosse il capo, tremando. Raccattò la mantellina del carabiniere e la porse all’uomo nudo. «Mettila,» mormorò. «Ti prego. Cerca di facilitarci le cose. Non puoi andartene in giro tutto nudo.»
Sorprendentemente, Vornan acconsentì. Dopo aver pasticciato un po’, riuscì ad indossare la mantellina. Klein chiese: «Allora non ci sarà la fine del mondo tra un anno?»
«No. No certo.»
«Sono stato un idiota!»
«Può darsi.»
Le lacrime presero a scorrere giù per le larghe guance lisce del tèutone. La risata spezzata dallo sfinimento erruppe dalle labbra di Horst Klein. Si prostrò sulle fredde lastre di pietra, battendo le palme in un’improvvisata genuflessione davanti a Vornan-19. Tremando, singultando, ansimando, Horst Klein abiurò la sua fede nel movimento apocalittico.
L’uomo venuto dal futuro aveva convertito il suo primo discepolo.
II
