Era convinto che Vornan fosse un Apocalittico, e per giunta un Apocalittico americano, la varietà peggiore. Il dovere del poliziotto era difendere il pudore di Roma e la santità del giorno di Natale dalle volgarità esibizionistiche di quel pazzo. Urlò al visitatore di scendere dalla scalinata. Vornan-19 si voltò e continuò serenamente a salire. La vista di quelle natiche pallide e snelle che si allontanavano mandarono in bestia il tutore della legge. Si sfilò il cappotto e si precipitò su per la scalinata, deciso a drappeggiarlo addosso allo sconosciuto.

I testimoni affermarono concordemente che Vornan-19 non guardò il poliziotto e tanto meno lo toccò. L’agente, tenendo il cappotto con la mano sinistra, allungò la destra per afferrare Vornan per la spalla. Vi fu una lieve, scintillante scarica azzurro-giallognola, un lieve schiocco, ed il poliziotto ruzzolò all’indietro, come se fosse stato colpito da una folgore. Rotolò giù per i gradini, afflosciandosi, e giacque prostrato, dibattendosi debolmente. Gli astanti si tirarono più indietro. Vornan-19 continuò a salire la scalinata, arrivò fino in cima, e là si fermò per dire qualcosa di sé ad uno dei testimoni.

Il testimone in questione era un Apocalittico tedesco che si chiamava Horst Klein; aveva diciannove anni ed aveva partecipato alla baldoria nei Fori tra la mezzanotte e l’alba, e adesso, troppo eccitato per andare a dormire, stava vagando per la città in preda alla depressione post coitutn. Il giovane Klein, che parlava benissimo l’inglese, divenne un personaggio molto familiare ai telespettatori nei giorni seguenti: continuava a ripetere l’episodio per le reti televisive di tutto il mondo. Poi cadde nel dimenticatoio, ma il suo posto nella storia è assicurato. Non dubito che ancora oggi, nel Mecklemburgo o nello Schleswig, continui ancora a ripetere quel dialogo.

Quando Vornan-19 gli si avvicinò, Klein gli disse: «Non dovresti uccidere i poliziotti. Non te lo perdoneranno.»



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